mercoledì 1 febbraio 2017

The Modern Adventures of Plato, Diogenes and Freud

Un testo affatto particolare, il cui ermetismo contribuisce al fascino della canzone, insieme con la parte musicale, nella quale il gruppo lascia completamente il campo alla felice orchestrazione per archi di John Simon, produttore dell’album. Uno dei molti contributi scritti da Al Kooper, ideatore e leader della band che lasciò dopo un solo, primo disco, questa canzone è un tassello emblematico di un opera che riuscì a fondere rock, blues, pop, arrangiamenti di fiati e improvvisazione jazz in un ibrido a cui si aggiungevano anche elementi della musica classica del ventesimo secolo.


Le Moderne Avventure di Platone, Diogene e Freud

Padre del mio mattino,
una volta figlio della notte
vedo che hai menti da acciuffare
e posso solo guardare il malsano dolore
Poco sai
delle progressioni che insegni
Le persone che raggiungi sono stanche
Di vivere in un mondo di torri elastiche
Balla con loro e canta una canzone di cambiamenti
E parla con loro della vita e di tutti i suoi pericoli
Circondati di sconosciuti ora familiari
Che ti baciano e ti abbracciano e alla fine ti derubano del tuo tempo

E l’orologio sul muro è una seccatura
Mentre vaghi oltre la soglia
E lo trovi sdraiato sul pavimento
E quando ti chiede dell’altro ancora, sorridi gelido

Non potrai mai immaginarmi
Mi conosci per i miei pensieri
Un fascicolo per il tuo resoconto di viaggio
Dimentico della notte, la nebbia intorno a te
I germi sono ridicoli
Ti infastidiscono di notte
Il sangue che corre al tuo cervello
Il biglietto dell’aereo che non prenderai mai
Il prezzo che paghi tolte le tasse
Per farti a pezzetti internamente con minuscole asce
La ragazza guarda in alto verso di te, dai pavimenti che sta incerando
E parla alla tua cintura con lacrime tra gli occhi

E l’orologio sul muro è una seccatura
Mentre vaghi oltre la soglia
E lo trovi sdraiato sul pavimento
E quando ti chiede dell’altro ancora, sorridi gelido

Le rughe metafisiche sul volto che affronti
Sono nascoste dal truccatore
Che vive dentro alla lattina di “Sterno” (1) dietro di te
Ora arrampicati fino alle montagne
Mentre il sole è quasi andato
Scappando dagli altri te stesso
I tuoi fratelli si nascondono tra gli scaffali dentro di te
I giochi a cui gioca la gente possono solo annoiarti
Ma solo quelli che ti conoscono non ti ignorano
Quante volte sono venuto qui a rimetterti in forze
E ti ho trovato sdraiato sul divano con padre tempo

E l’orologio sul muro è una seccatura
Mentre vaghi oltre la soglia
E lo trovi sdraiato sul pavimento
E quando ti chiede dell’altro ancora, sorridi gelido

Gelatina combustibile

Nessun commento:

Posta un commento